Il gong è uno strumento musicale molto antico, che da migliaia di anni accompagna riti, cerimonie e più tardi anche eventi sportivi. Oggi tutti lo riconoscono per il suono che segna l’inizio e la fine dei round nei match di pugilato, ma la sua storia parte da molto più lontano, in Asia, dove aveva un significato sacro.
Le origini
Le prime forme di gong risalgono a circa quattromila anni fa. In Cina, Birmania e Indonesia veniva costruito con leghe di metallo e suonato durante cerimonie religiose o feste popolari. Nella Cina imperiale veniva usato per segnalare l’arrivo dell’imperatore, mentre a Giava faceva parte delle orchestre gamelan, insieme ad altri strumenti a percussione. Ogni popolo aveva il proprio modo di costruirlo e di suonarlo, e il suo significato cambiava da luogo a luogo.
Il valore simbolico
Per molti popoli orientali il gong non era solo musica, ma un ponte tra il mondo terreno e quello spirituale. Nei templi tibetani, per esempio, il suo suono accompagnava la meditazione e aiutava i monaci a concentrarsi. In Cina, invece, chi voleva parlare con l’imperatore poteva colpire un grande gong posto davanti al palazzo per chiedere udienza. Era quindi anche uno strumento di comunicazione, non solo di culto.
L’arrivo in Europa
Tra il Seicento e il Settecento, il gong arrivò in Europa grazie ai commerci con l’Oriente. All’inizio incuriosiva per la forma e per il suono diverso da quello degli strumenti europei. Nell’Ottocento entrò stabilmente nelle orchestre: grandi compositori come Verdi e Wagner lo usarono per rendere solenni o drammatici alcuni momenti delle loro opere. Il suo suono lungo e potente divenne un segnale di mistero e attesa.
Dal tempio al ring
Con il tempo il gong trovò nuovi contesti. Uno dei più famosi è il ring del pugilato: il colpo secco che annuncia l’inizio e la fine del round è ormai conosciuto in tutto il mondo. Quel suono mette fine al silenzio e richiama subito l’attenzione del pubblico. È curioso pensare che lo stesso strumento usato un tempo nei templi sia diventato il simbolo dell’adrenalina e della competizione sportiva.
Un suono nel tempo
Oggi il gong è presente in ambiti diversi: nei concerti, nelle pratiche di yoga e nella musicoterapia. Molti lo usano per rilassarsi e ritrovare equilibrio, grazie alle sue vibrazioni profonde. Nonostante i secoli passati, il gong conserva un fascino particolare: unisce spiritualità, musica e forza. È un suono che non passa mai di moda, capace di collegare culture lontane e tempi diversi con una sola nota che vibra nell’aria.
Ascolta la nostra canzone sul "gong"