Tra le gare più amate e iconiche dei Giochi Olimpici c’è la Maratona, una sfida di resistenza, gloria e destino. Ma pochi sanno che dietro quei 42,195 chilometri si nasconde una storia di eroismo e morte, iniziata oltre 2.500 anni fa nella Grecia Antica.
Dalla leggenda di Filippide alla nascita della Maratona moderna
Tutto cominciò nel 490 a.C., quando l’emerodromo Filippide corse senza sosta dalla Piana di Maratona fino all’Acropoli di Atene, per annunciare la vittoria dei Greci sui Persiani. Dopo aver pronunciato la frase “Abbiamo vinto!”, il messaggero morì stremato.
Quell’impresa epica ispirò il barone Pierre de Coubertin, fondatore dei Giochi Olimpici moderni, che nel 1896 volle inserire la Maratona maschile come gara simbolo. Il percorso ripercorreva quello di Filippide: dal ponte di Maratona allo Stadio Panathinaiko di Atene, per un totale di 40 km. Solo nel 1921 la distanza ufficiale fu fissata a 42,195 km, misura nata per adattare la gara del 1908 alla presenza della famiglia reale britannica, che voleva assistere alla partenza dal Castello di Windsor.
Le emozioni e i drammi delle Maratone olimpiche
La Maratona non è solo una corsa, ma una storia di sacrifici e colpi di scena.
Nel 1908, a Londra, l’italiano Dorando Pietri arrivò per primo in prossimità del traguardo, ma crollò esausto a pochi metri dalla vittoria. Aiutato da un giudice, riuscì a tagliare la linea d’arrivo, ma fu squalificato, cedendo la vittoria allo statunitense Johnny Hayes. La sua impresa rimane una delle immagini più commoventi della storia sportiva.
Nel 1984, a Los Angeles, per la prima volta anche le donne parteciparono alla Maratona olimpica. La vittoria di Joan Benoit Samuelson aprì un nuovo capitolo nella storia dell’atletica, dimostrando che la resistenza non ha genere.
Nel 2004, ad Atene, la gara tornò alle sue origini, lungo il percorso storico della Grecia. Il brasiliano Vanderlei de Lima era in testa da metà corsa, ma un fanatico religioso, Cornelius Horan, lo trascinò fuori dal percorso. L’incidente gli fece perdere minuti preziosi: vinse l’italiano Stefano Baldini, mentre De Lima ottenne il bronzo e la prestigiosa medaglia Pierre de Coubertin per il suo spirito sportivo e la lealtà dimostrata.
Curiosità e record
Oggi i migliori maratoneti del mondo impiegano poco più di due ore per completare la gara. Ogni anno milioni di persone nel mondo partecipano alla Maratona di New York, di Londra o di Berlino, seguendo idealmente le orme di Filippide e tenendo vivo il mito di una corsa che unisce passato e presente.
La Maratona non è solo una gara: è una sfida contro i propri limiti, un tributo al coraggio, alla resistenza e alla storia.
Da Filippide a Dorando Pietri, fino a Stefano Baldini, ogni chilometro racconta una battaglia diversa, ma con lo stesso traguardo: la gloria eterna.