Quando Mohamed Alì e Joe Frazier salirono sul ring, il mondo smise di respirare. Non era solo boxe: era orgoglio, carattere e storia americana che si scontravano col suono dei guantoni. La loro rivalità, nata negli anni Settanta, superò i confini dello sport e trasformò ogni incontro in un evento che raccontava un’epoca intera.
Le origini di una sfida storica
Negli anni Sessanta, Mohamed Alì — nato Cassius Clay — si era già imposto come simbolo di carisma e talento. Dopo l’oro olimpico a Roma nel 1960 e il titolo mondiale nel 1964, la sua conversione all’Islam e la decisione di rifiutare la guerra in Vietnam gli costarono la sospensione dalle competizioni. Fu un periodo che mise in pausa la carriera del campione proprio nel suo momento migliore.
Durante la sua assenza, Joe Frazier salì alla ribalta. Pugile concreto e potente, con uno stile aggressivo e un gancio sinistro devastante, conquistò il titolo mondiale. Alì era l’icona della provocazione e delle parole, Frazier il simbolo della forza silenziosa e della disciplina. Quando Alì tornò sul ring, lo scontro era inevitabile: due mondi opposti pronti a sfidarsi per la supremazia.
Il primo duello
L’8 marzo 1971, al Madison Square Garden di New York, il mondo si fermò per assistere al “Fight of the Century”. Due campioni imbattuti si affrontarono in quindici round di intensità straordinaria. Alì puntò sulla velocità e sulla tecnica, mentre Frazier rispose con potenza e resistenza. Alla fine, Frazier vinse ai punti, consegnando ad Alì la sua prima sconfitta da professionista. Quella vittoria consacrò Frazier come nuovo re del ring, ma alimentò una rivalità destinata a durare anni.
La rivincita
La seconda sfida si tenne nel 1974, ancora a New York. Questa volta Alì, più attento e strategico, si impose ai punti. Tuttavia, il confronto definitivo avvenne il 1º ottobre 1975 a Manila, nelle Filippine. Quel match, passato alla storia come “The Thrilla in Manila”, divenne una delle battaglie più dure mai viste. Sotto un caldo soffocante, i due campioni si affrontarono per quattordici round di pura sopravvivenza. Alla fine, Frazier fu costretto al ritiro, e Alì vinse. Distrutto dalla fatica, dichiarò: “È stata la cosa più vicina alla morte che io abbia mai vissuto.”
Un’eredità che va oltre il ring
La trilogia Alì–Frazier ha lasciato un segno indelebile. Alì incarnava la ribellione e il cambiamento, Frazier la determinazione e il lavoro silenzioso. Due opposti che, pur disprezzandosi a lungo, finirono col rispettarsi profondamente. Anni dopo, entrambi riconobbero nell’altro il proprio più grande avversario.
Oggi, i loro tre incontri restano un monumento alla grandezza dello sport: una storia di coraggio, rivalità e rispetto reciproco che continua a ispirare generazioni di atleti e appassionati di boxe.