Papa Giovanni Paolo II vs Papa Francesco: chi è stato il miglior pontefice del XX secolo


C’è chi rimpiange la forza e la fermezza di Giovanni Paolo II, e chi invece vede in Papa Francesco il volto nuovo e misericordioso della Chiesa. Due epoche diverse, due stili opposti, un’unica missione: tenere viva la fede in un mondo che cambia. Metterli a confronto non è un esercizio di nostalgia, ma un modo per capire come il papato si sia trasformato negli ultimi decenni, passando dal carisma solenne di Wojtyla alla semplicità diretta di Bergoglio.


Il pontificato di Giovanni Paolo II

Karol Wojtyla, eletto nel 1978, fu il primo papa non italiano dopo quattro secoli. Proveniva dalla Polonia comunista e portò con sé un’esperienza di fede forgiata nella persecuzione. Il suo pontificato, durato 27 anni, ha segnato in modo profondo la storia del Novecento.
Wojtyla interpretò il ruolo di papa come missionario globale. Visitò 129 Paesi, parlò in più lingue e trasformò il papato in una presenza visibile sulla scena internazionale. Fu decisivo nel sostenere i movimenti anticomunisti dell’Europa dell’Est: il suo appoggio morale a Solidarność in Polonia contribuì indirettamente al crollo del blocco sovietico.
Sul piano dottrinale, difese con fermezza la tradizione cattolica. Condannò aborto, eutanasia e relativismo morale, opponendosi a ogni deriva secolarizzante. Pubblicò encicliche fondamentali come Redemptor Hominis (1979) e Evangelium Vitae (1995), in cui riaffermò la centralità della dignità umana.
Fu anche un uomo di dialogo. Promosse il confronto interreligioso, come nel celebre incontro di Assisi del 1986, dove pregò con leader di altre fedi. Tuttavia, la sua visione rimase saldamente radicata nella tradizione, talvolta accusata di rigidità rispetto alle sfide moderne.


Il pontificato di Papa Francesco

Jorge Mario Bergoglio, eletto nel 2013, è il primo papa proveniente dall’America Latina. Il suo stile pastorale è semplice, diretto e popolare. Dove Wojtyla rappresentava la fermezza dottrinale, Francesco incarna la misericordia e l’inclusione.
Francesco ha scelto il nome del “poverello d’Assisi” per indicare la direzione del suo pontificato: una Chiesa povera per i poveri. Ha posto al centro temi sociali come l’immigrazione, la disuguaglianza e la crisi climatica. L’enciclica Laudato si’ (2015) è diventata un manifesto ecologista globale, rivolto a tutti, credenti e non.

Il papa argentino ha ridotto la distanza tra gerarchia e fedeli. Rifiuta i privilegi, vive in residenza comune e comunica con linguaggio accessibile. Tuttavia, la sua apertura su temi come l’accoglienza delle persone LGBTQ+ o la comunione ai divorziati risposati ha suscitato forti opposizioni interne.

Francesco tende meno alla dimensione geopolitica e più alla riforma interna della Chiesa. Con la costituzione Praedicate Evangelium (2022) ha ridisegnato la Curia romana, accentuando la trasparenza e la corresponsabilità laicale. Il suo è un papato del dialogo, ma anche della divisione, poiché le sue riforme hanno polarizzato l’opinione cattolica.


Due epoche, due missioni

Wojtyla e Francesco rappresentano due risposte diverse alla stessa domanda: come rendere viva la fede in tempi di crisi? Giovanni Paolo II agì nel secolo delle ideologie, opponendosi ai totalitarismi e riaffermando la verità della persona. Francesco opera in un mondo frammentato e globalizzato, dove la fede rischia di dissolversi nell’indifferenza.
Il primo fu un papa della fermezza, il secondo della misericordia. Wojtyla difese l’identità cattolica con la forza della parola e del simbolo; Francesco ne esplora i confini per incontrare chi è lontano. Entrambi, però, hanno saputo comunicare il Vangelo al di fuori delle mura vaticane, parlando a credenti e non credenti.

 


Chi è stato il miglior pontefice?

Il giudizio dipende dal criterio. Se si considera l’impatto storico e politico, Giovanni Paolo II rimane il papa più influente del XX secolo. Se invece si misura la capacità di rinnovare la missione evangelica in chiave contemporanea, Francesco incarna la sfida del XXI.
Wojtyla fu il papa che “abbatté i muri”; Francesco è quello che “costruisce ponti”. Il primo ha difeso la verità della fede in un mondo ideologico, il secondo tenta di mostrarne la tenerezza in un mondo ferito.
In sintesi, più che contrapposti, i due pontificati si completano: Wojtyla ha dato al cattolicesimo la forza, Francesco gli ha restituito il volto umano. Entrambi, a modo loro, hanno incarnato la stessa missione: rendere Dio visibile nel cuore della storia.