Nel grande racconto del cinema d’azione, pochi nomi evocano la stessa potenza di Bruce Lee e Chuck Norris. Due volti, due filosofie, due modi opposti di intendere il combattimento sullo schermo. Eppure, uniti da un rispetto reciproco e da una scena che ha segnato per sempre la storia del genere: il duello nel Colosseo in L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente (1972).
Due destini che si incrociano
Bruce Lee nasce a San Francisco nel 1940 ma cresce a Hong Kong. Figlio d’arte, studia filosofia e arti marziali, fino a creare uno stile tutto suo: il Jeet Kune Do, basato sull’adattabilità e sulla libertà di movimento. Per lui, il combattimento non era solo tecnica, ma anche espressione di sé: un’arte.
Chuck Norris, coetaneo di Lee, nasce nello stesso anno in Oklahoma. Dopo il servizio nell’aeronautica, scopre il karate durante la permanenza in Corea e ne fa la sua ragione di vita. Campione del mondo per diversi anni, diventa un simbolo della disciplina e del controllo, qualità che porterà sullo schermo negli anni successivi.
Quando i due si incontrano sul set di The Way of the Dragon, il mondo del cinema cambia per sempre.
Il duello che fece la storia
Girata nel Colosseo, la scena finale del film è diventata leggenda. Nessun effetto speciale, nessuna musica a distrarre: solo il rumore dei colpi, del respiro e dei passi sulla pietra.
Bruce Lee, regista e protagonista, costruisce un combattimento che è al tempo stesso una danza e un dialogo. La fluidità del suo stile si scontra con la rigidità disciplinata di Norris. Alla fine, Lee vince, ma lo fa con rispetto, coprendo il corpo dell’avversario sconfitto. È un momento di profonda umanità, in cui l’onore vale più della vittoria.
In quella manciata di minuti, Lee e Norris hanno definito un linguaggio: il cinema d’azione come arte visiva e morale.
Due modi di essere eroi
Bruce Lee era rivoluzione pura. Con Dalla Cina con furore, Il furore della vendetta e I tre dell’Operazione Drago, ha trasformato il film di arti marziali in un manifesto culturale. Ha mostrato al mondo un eroe asiatico capace di dominare Hollywood, e ha lasciato un’eredità filosofica ancora oggi viva.
Chuck Norris, invece, ha incarnato l’eroe americano pragmatico e incorruttibile. Negli anni Ottanta e Novanta, con Delta Force, Missing in Action e la serie Walker Texas Ranger, ha dato un volto al combattente giusto, guidato da un senso profondo di dovere e giustizia. Meno spirituale di Lee, ma più vicino alla sensibilità del pubblico occidentale. Dove Lee predicava “Sii come l’acqua”, Norris rispondeva con la calma granitica di chi non si arrende mai.
Il peso dell’eredità
Bruce Lee morì nel 1973, a soli 32 anni. In pochi film, aveva cambiato tutto: regia, ritmo, coreografie, percezione dell’attore d’azione. La sua influenza è ovunque, da Jackie Chan a Jet Li, da Keanu Reeves ai coreografi di Matrix e John Wick.
Chuck Norris ha avuto una carriera molto più lunga, costruita sulla costanza. È diventato un volto familiare per decenni, fino a trasformarsi in un fenomeno di culto con i celebri “Chuck Norris Facts”, che ne hanno esaltato ironicamente la leggenda. Lee è rimasto un simbolo. Norris è diventato un’icona pop.
Chi è il migliore?
Rispondere è impossibile senza ridurre due mondi troppo diversi. Bruce Lee è stato l’artista che ha ridefinito il corpo come linguaggio e il combattimento come filosofia. Chuck Norris è stato il professionista che ha dato solidità e continuità al cinema d’azione americano.
Lee ha acceso la scintilla, Norris l’ha tenuta viva. Uno ha cambiato la visione, l’altro ha costruito la tradizione.
A più di cinquant’anni dal loro incontro sul set, entrambi restano immortali. Perché nel cinema d’azione, come nella vita, la vera grandezza non si misura solo nei colpi sferrati, ma nell’impatto che lasciano.
Ascolta la nostra canzone sullo scontro epico tra Bruce Lee e Chuck Norris


