Il Ponte di Brooklyn è uno dei monumenti più riconoscibili di New York. Unisce Manhattan e Brooklyn e, sin dalla sua inaugurazione nel 1883, è diventato un’icona di ingegno, ambizione e spettacolo. Ma pochi sanno che, negli anni immediatamente successivi alla sua apertura, il ponte divenne teatro di sfide mortali: uomini pronti a gettarsi nel vuoto per fama, coraggio o disperazione.
La nascita di un simbolo
Progettato dall’ingegnere tedesco John Augustus Roebling, il Ponte di Brooklyn fu il primo ponte sospeso in acciaio mai costruito e, per lungo tempo, il più grande del mondo. Quando venne aperto al traffico il 24 maggio 1883, rappresentò una meraviglia dell’ingegneria moderna. Per dimostrarne la solidità, il Circo Barnum organizzò nel 1884 una spettacolare parata di 21 elefanti, guidati dal celebre Jumbo, che attraversarono il ponte tra la folla entusiasta. Fu la consacrazione definitiva del ponte come simbolo di fiducia e progresso.
La follia del primo tuffo
Dietro il fascino del ponte, però, si nascondeva anche l’attrazione per il rischio. Il 19 maggio 1885, il nuotatore americano Robert Emmet Odlum decise di tentare un’impresa mai vista: saltare dal Ponte di Brooklyn e dimostrare che una caduta da quell’altezza poteva essere sopravvissuta.
Odlum era un istruttore di nuoto di Washington, fondatore del Natatorium, frequentato anche da figure dell’alta società, tra cui la First Lady Lucretia Garfield. Amico del celebre nuotatore Matthew Webb, il primo uomo ad attraversare a nuoto la Manica, Odlum condivideva con lui la passione per le imprese estreme.
Il salto che divenne tragedia
Quel pomeriggio di maggio, mentre la polizia cercava di impedirgli il gesto, Odlum riuscì a eludere i controlli grazie all’aiuto di due amici. Alle 17:35, si lanciò dal ponte verso le acque dell’East River. Durante la caduta, un improvviso colpo di vento lo fece ruotare, facendolo entrare in acqua con il torace inclinato.
Fu subito soccorso e, secondo i testimoni, chiese con un filo di voce se il salto fosse riuscito. Pochi istanti dopo iniziò a sanguinare dalla bocca: un’emorragia interna ne provocò la morte alle 18:18. Aveva 33 anni.
Dopo Odlum: la leggenda dei tuffatori
La tragedia non fermò gli emuli. Un anno dopo, nel 1886, Larry Donovan riuscì nell’impresa, diventando il primo uomo a sopravvivere dopo un tuffo dal Ponte di Brooklyn. Da allora, decine di persone hanno tentato lo stesso gesto, alcune per sfida, altre per disperazione, trasformando il ponte in un luogo di fama e follia.
Un simbolo eterno tra gloria e rischio
Il Ponte di Brooklyn resta oggi uno dei luoghi più fotografati e amati al mondo, ma la sua storia nasconde pagine drammatiche che ricordano quanto fragile sia il confine tra coraggio e incoscienza. Dalla parata di Jumbo al salto di Odlum, il ponte ha sempre incarnato l’essenza di New York: ambizione, spettacolo e rischio.
E ancora oggi, mentre milioni di persone lo attraversano ogni anno, il vento che soffia tra i suoi cavi sembra portare con sé l’eco di quelle prime sfide al destino.


