C’è chi lo porta con orgoglio, chi lo sfoggia per ironia e chi lo considera un simbolo di stile intramontabile. Il baffo non è mai stato solo un vezzo estetico: è una dichiarazione d’identità, un segno culturale che ha attraversato secoli e significati. Dalle tombe egizie ai social network, il “mustacchio” racconta molto più di quanto si possa immaginare.
Le prime tracce del baffo nella storia
Le origini del baffo risalgono a migliaia di anni fa. Nell’antico Egitto, alcune raffigurazioni mostrano uomini con sottili linee di peli sopra il labbro, come simbolo di virilità e status. I Celti, invece, lo esibivano come segno di forza guerriera, mentre nel mondo greco-romano il baffo rappresentava maturità e distinzione sociale.
Durante il Medioevo europeo la barba divenne predominante, ma il baffo non scomparve del tutto: alcuni cavalieri lo mantennero come segno distintivo, testimoniato da reperti come l’elmo di Sutton Hoo, dove appare una decorazione che ne riproduce la forma.
L’Ottocento e la nascita del baffo moderno
Il XIX secolo è considerato l’età d’oro del baffo. Nell’Inghilterra vittoriana e nei grandi imperi europei, i baffi divennero sinonimo di disciplina, potere e raffinatezza. L’esercito britannico arrivò persino a imporli per regolamento dal 1860 al 1916, considerandoli simbolo di virilità e rigore militare.
Tra gentiluomini e aristocratici, il baffo divenne invece un accessorio di eleganza: nacquero stili elaborati come il “handlebar”, con le punte arricciate verso l’alto, o il “walrus”, folto e imponente. Non era solo moda, ma una forma di autoaffermazione sociale. Curare il proprio baffo significava prendersi cura del proprio ruolo nel mondo.
Il declino e la rinascita del Novecento
Con la Prima Guerra Mondiale arrivò la svolta. Per motivi pratici e igienici, gli eserciti imposero la rasatura regolare del volto, segnando il declino dei baffi. Negli anni successivi il viso liscio divenne sinonimo di modernità e pulizia. Alcuni stili, come il celebre “toothbrush moustache”, finirono associati a figure controverse e scomparvero dalla moda.
Eppure, a partire dagli anni Sessanta, il baffo tornò a vivere nuove stagioni. Rock star, attivisti e uomini comuni lo riscoprirono come simbolo di ribellione, anticonformismo e orgoglio maschile. Negli anni Ottanta diventò quasi una firma estetica: basti pensare ai volti iconici di Freddie Mercury o Tom Selleck.
Il baffo nella cultura gay
A partire dagli anni Settanta, il baffo ha assunto un ruolo chiave anche nella cultura gay. Negli Stati Uniti, e in particolare nel quartiere Castro di San Francisco, nacque la figura del “Castro clone”: jeans aderenti, camicia a quadri e baffo folto. Era una risposta diretta agli stereotipi femminilizzati che la società imponeva agli uomini gay.
Il baffo divenne così un simbolo di mascolinità rivendicata, di orgoglio e visibilità. Era un modo per dire “ci siamo” e per ridefinire il concetto stesso di attrazione maschile. Negli anni Duemila, la sua eredità è riemersa come segno di ironia e stile consapevole.
Oggi, nella comunità LGBTQ+, il baffo continua a essere un codice estetico riconoscibile, un modo per giocare con le identità e per rendere visibile la diversità. Come scrive il magazine Grindr, “il baffo è una scorciatoia visiva, un segnale di queerness intenzionale”, capace di fondere tradizione e auto-ironia.
Il ritorno del baffo nel nuovo millennio
Dopo anni di dominio del viso rasato, il baffo è tornato di moda. Lo si vede nei film, nelle pubblicità, nei profili social e persino nelle passerelle. I giovani under 30 lo interpretano con leggerezza, come segno vintage ma anche come affermazione personale.
Fenomeni come “Movember”, la campagna internazionale dedicata alla salute maschile, hanno contribuito a rivalutarlo anche come gesto solidale e simbolico. Crescere i baffi per un mese diventa un modo per sensibilizzare e per rivendicare un’immagine dell’uomo più autentica e meno stereotipata.
Un segno di stile che attraversa i secoli
Oggi il baffo non è più un obbligo né un retaggio. È libertà. Può essere curato e preciso, oppure folto e naturale. Può esprimere eleganza, ironia, protesta o appartenenza.
Il suo potere è nella versatilità: un piccolo tratto capace di raccontare epoche, culture e identità. Dalle antiche civiltà ai social network, il baffo continua a essere un simbolo universale di stile e personalità.




