Negli anni Ottanta la NBA visse una vera rinascita. Dopo un periodo difficile, tra scandali e calo d’interesse, due campioni riportarono il basket americano al centro dello sport mondiale: Kareem Abdul-Jabbar dei Los Angeles Lakers e Larry Bird dei Boston Celtics. Diversissimi per origine, carattere e stile, furono protagonisti di un confronto che divenne leggenda.
Due uomini, due strade opposte
Kareem Abdul-Jabbar, nato Ferdinand Lewis Alcindor nel 1947 a New York, era già un’icona prima ancora che Bird arrivasse in NBA. Con una carriera universitaria impeccabile e un’intelligenza fuori dal comune, rappresentava la fusione perfetta tra tecnica e pensiero. Il suo “sky hook”, quel gancio cielo morbido e preciso, era un gesto quasi poetico. Lungo oltre due metri, calmo, riservato, Kareem non era solo un atleta: era un uomo di cultura, un attivista, un osservatore del mondo.
Larry Bird, nato nel 1956 a French Lick, Indiana, veniva da tutt’altro contesto. Cresciuto in una famiglia modesta, si fece da solo, costruendo il proprio gioco con disciplina e testardaggine. Bianco in un campionato dominato da afroamericani, Bird conquistò rispetto e timore grazie alla sua grinta. Non era esplosivo, ma sapeva leggere il campo come pochi. Ogni tiro, ogni passaggio, ogni sguardo rivelava una sicurezza assoluta.
Celtics e Lakers: l’eterna rivalità
Negli anni Ottanta, Boston Celtics e Los Angeles Lakers si divisero l’America. La costa Est contro quella Ovest. Il verde contro l’oro. Due filosofie di vita, prima ancora che due squadre.
Le loro finali NBA – 1984, 1985 e 1987 – furono eventi seguiti in tutto il mondo. Bird, leader carismatico dei Celtics, era l’anima del gruppo: provocava, trascinava e vinceva. Dall’altra parte, i Lakers avevano in Kareem la loro colonna portante, affiancato da un giovane e irresistibile Magic Johnson.
Nel 1984 Bird e i Celtics vinsero una serie durissima in sette partite. Kareem, però, non fu da meno: chiuse con 30 punti di media, dimostrando di essere ancora il centro più dominante della lega. L’anno dopo, nel 1985, i Lakers si presero la rivincita e Abdul-Jabbar, a 38 anni, fu nominato MVP delle Finals. Nel 1987 Los Angeles vinse di nuovo: Kareem era ormai vicino ai 40, ma restava un esempio di longevità e dedizione.
Filosofia e concretezza
Lo scontro fra i due non fu solo sportivo. Rappresentava due visioni del mondo. Kareem era l’intellettuale afroamericano, riflessivo, spirituale, attento ai temi sociali. Bird era il lavoratore instancabile, il simbolo dell’America rurale che crede nel sacrificio e nella perseveranza.
Quando si fronteggiavano, sembrava di vedere due linguaggi diversi del basket: uno fluido e pensato, l’altro diretto e concreto. Ma la fame di vittoria li univa più di quanto li separasse.
L’eredità
Kareem chiuse la carriera nel 1989 da miglior marcatore di sempre con 38.387 punti, record rimasto imbattuto fino al 2023, quando LeBron James lo superò. Bird si ritirò nel 1992 con tre titoli NBA, tre premi di MVP consecutivi e la fama di uno dei giocatori più completi di sempre.
Insieme, resero la NBA uno spettacolo planetario. Le loro partite riportarono milioni di spettatori davanti agli schermi e prepararono il terreno per l’era di Michael Jordan.
Un’eredità che resiste
Oggi, a distanza di decenni, quel duello rimane scolpito nella memoria degli appassionati. Bird che segna da tre con lo sguardo impassibile. Kareem che si solleva in aria con il suo gancio elegante. Due stili opposti, ma la stessa grandezza.
Alla fine, il loro messaggio è chiaro: la grandezza non dipende solo dal talento, ma da come lo si vive ogni giorno.
Kareem Abdul-Jabbar e Larry Bird non furono soltanto rivali. Furono le due metà perfette di un’epoca che ancora oggi definisce cosa significhi essere un campione.


